Maddaloni, alluvione rompe un collettore
Le acque nere sommergono i campi

Maddaloni. Anche un'alluvione può essere dimenticata. Quando piove, più precisamente tutte le volte quando le precipitazioni diventano intense e prolungate, esondano le acque nere di Maddaloni, Santa Maria a Vico, Arienzo, Cervino e San Felice a Cancello. Un fiume di acque reflue, proveniente da Arpaia, tra la rassegnazione collettiva, sommerge un intero quartiere: via Cancello, la periferia sud di Maddaloni schiacciata tra l'intasatissima statale 265 e l'Interporto. In teoria, gi scarichi intercomunali dovrebbero essere convogliati nel collettore ex-Casmez. «Ma poiché il recapito terminale - spiega Domenico Crisci, presidente del comitato civico di via Cancello - non funziona, in pratica i liquami sommergono i campi coltivati, le strade (la provinciale tra Maddaloni e Cancello Scalo, più le stradine private) e soprattutto le abitazioni». La tratta finale della fogna intercomunale (oggi vetusta e sottodimensionata) continua ad inghiottire cantine, garage e abitazioni a piano terra. La furia delle acque abbatte mura perimetrali e trascina via persino effetti personali e masserizie. Scene da disastro ambientale: in via Cancello, in località bivio San Marco, i residenti hanno eretto dighe artigianali per fronteggiare le improvvise ondate di piena notturne della fogna. «Questa storia - annuncia il sindaco Michele Farina - di ordinario degrado urbano deve finire. Regione, Provincia e Comuni, ciascuno per le proprie competenze, saranno chiamati a rispondere delle conseguenze degli scarichi incontrollati». Stando alla denuncia congiunta, firmata da Maddaloni e da Acerra, periodicamente spunta tra i due comuni confinanti un lago alimentato dalle inondazioni degli «scarichi dei collettori 3/218, emissario del comune di Santa Maria a Vico e della Valle Caudina» e dallo scarico del «collettore a servizio dei comuni di Santa Maria a Vico, Cervino e San Felice a Cancello» (progetto 11579). Si tratta di due grandi opere rimaste incomplete: il recapito fognario, ammodernato e potenziato tra le province di Benevento e Caserta, si immette in una strozzatura tra le province di Caserta e Napoli. A Maddaloni, per la precisione tra l'A30 e la località Pantano, c'è un vero imbuto fognario: quando i collettori a monte sono in piena arriva l'alluvione. «Porteremo questo disastro in prefettura - annuncia Farina - dove chiederemo che la Regione e le Province di Napoli e Caserta si attivino per porre rimedio alla grave situazione ambientale e sanitaria». I sindaci Michele Farina (Maddaloni) ed Espedito Marletta (Acerra) chiedono l'«adozione di provvedimenti finanziari a sostegno del completamento dei collettori e della messa in sicurezza delle zone inondate». Rinnovano altresì un atto di diffida verso gli enti responsabili degli impianti intercomunali. «Per quanto riguarda le competenze del comune di Maddaloni - annuncia Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici - in prefettura firmeremo un patto con gli esasperati residenti di via Cancello. Il Comune eseguirà, entro giugno, i lavori di costruzione del collettore fognario comunale di via Cancello». Pronti 500 mila euro, prima tranche della costruzione di un impianto di oltre 3 chilometri di lunghezza per una spesa di quattro milioni di euro. «Maddaloni si impegna - aggiunge Schiavone - a non immettere la nuova fogna nel disastrato collettore intercomunale». La fogna di quartiere va fatta, ma entrerà in funzione perché manca il recapito fognario terminale sulla cui realizzazione si è scatenata la guerra delle competenze. Per questo, Maddaloni in prefettura chiederà che siano «oddebitati alla Regione i ritardi, e quindi i danni, causati dai ritardi completamento del collettore 3/218». Responsabilità tecniche e ambientali saranno contestate anche alla Provincia di Caserta responsabile del mancato «raddoppio del collettore 11579 a servizio dei Comuni di S. Maria a Vico, Cervino e Arpaia».

GIUSEPPE MIRETTO - Il Mattino del 26.03.2008 - www.ilmattino.it

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