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Pdl e Pd scoprono le loro carte
Nei programmi spazio alle infrastrutture |
Parola d’ordine, il Sud. E dentro al Sud, la Campania. Considerata da destra e da sinistra regione chiave per aggiudicarsi la vittoria del 13 aprile. Ma giudicata anche, tanto da destra che da sinistra, questione decisiva dentro la più generale partita dello sviluppo del Paese. La consapevolezza c’è, e ritorna in ogni comizio elettorale fin qui tenuto dai leader dei maggiori partiti in tour da queste parti: «Le elezioni si vincono al Sud», ha detto pochi giorni fa a Salerno il presidente di An Giafranco Fini, per poi specificare a Cosenza che «verso il Sud c’è stata da parte del governo Prodi grande disattenzione». Sull’altro fronte Massimo D’Alema, l’altro ieri a Napoli, è stato lapidario: «Il Mezzogiorno - ha detto - deve vincere la sua sfida». Ma deve farlo con Napoli: «Se non ce la fa la città - ha spiegato - non ce la fa neppure il Sud». Slogan, affermazioni di principio. Ma anche proposte concrete. In molti casi piuttosto simili, o differenziati da sfumature difficili da rintracciare. Tanto D’Alema, capolista per il Pd in Campania 1 alla Camera, che i leader regionali e candidati per il Pdl, Mario Landolfi, Nicola Cosentino e Stefano Caldoro, ne hanno parlato diffusamente, venerdì, prima della pausa del ponte pasquale. In occasioni diverse, da punti di vista opposti: D’Alema soffermandosi soprattutto sulle misure che il suo partito intende mettere in campo per il rilancio del tessuto produttivo. Rispondendo alle sollecitazioni degli industriali, il vicepremier ha proposto il rifinanziamento della legge 181 per il sostegno dei progetti di innovazione e gli investimenti nelle aree di crisi, si è detto favorevole a finanziamenti per la bonifica territoriale ed ha assicurato misure per la competitività. E soprattutto ha proposto un patto per le grandi emergenze: «Un patto fra il governo e gli enti locali - ha detto - perché non si esce dalle emergenze se non con un rilevante impegno nazionale». Di tutto il resto, in particolare del grande ruolo assegnato alle infrastrutture e alla rete dei servizi per trasformare il Sud in una «piattaforma logistica» si parla nel programma del Pd alla voce «Sud e Mediterraneo». In casa Pdl, la più ampia questione Mezzogiorno viene intrecciata con la questione della classe dirigente, in gran parte collocata nel centrosinistra, che ha dato prova di sé in questi anni e che occorre «mandare a casa». Un concetto ribadito a maggior ragione a proposito della Campania e del suo governo regionale, giudicato «il peggiore dal dopoguerra». E più che del Sud, è della Campania che si parla nel piano in cinque punti elaborato dal partito di Berlusconi, un dossier che rappresenta una sorta di allegato al programma nazionale, nel quale una voce ad hoc per il Mezzogiorno non è contemplata. In primo luogo, hanno spiegato Caldoro, Landolfi e Cosentino, un eventuale governo a guida Pdl affronterà l’emergenza rifiuti, da risolvere «per trasformare la situazione di difficoltà in un’opportunità, creare un ciclo industriale per smaltire i rifiuti e farne derivare occasioni di ricchezza per il territorio». Secondo punto le infrastrutture: con il rifinanziamento della Legge Obiettivo si intende mettere mano a una serie di grandi opere che riguarderanno anche la Campania dando nuovo impulso agli investimenti. Ribadito poi l’impegno per la creazione di una banca per il Sud così come annunciato da Tremonti, in modo da rendere più facile l’accesso al credito. E ancora: lotta alla criminalità e impegno nei settori della ricerca e dello sviluppo.
Il Mattino del 23.03.2008 - www.ilmattino.it
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