Mozzarella a rischio, altri sequestri
In azione 400 carabinieri del Nas e del Noe

Avvelenamento di sostanze finalizzate alla produzione, commercio di prodotti adulterati e frode in attività commerciale. Sono queste le ipotesi di reato alla base dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Noe e del Nas che ieri hanno eseguito ispezioni e perquisizioni in caseifici e allevamenti attivi nel comparto produttivo della mozzarella di bufala e hanno sequestrato prodotti caseari e partite di latte risultati non in regola con i limiti massimi di concentrazione di diossina. Un intervento massiccio al quale hanno partecipato 400 uomini, coordinato dai pm di Napoli Paolo Sirleo, Giuseppe Noviello e Alessandro Milita: complessivamente l’azione ispettiva ha interessato 29 caseifici e 112 allevamenti dislocati in tre province, altrettante persone indagate. Le zone interessate sono prevalentemente il Casertano (Aversa, Villa Literno, Grazzanise, Castelvolturno, Marcianise, Mondragone, Capua, Santa Maria la Fossa, Cancello e Arnone) ma l’azione dei militari si è estesa anche nel Napoletano (Portici, Nola, Villaricca, Giugliano, Cicciano, Caivano) e nell’Avellinese (Lauro e Monteforte Irpino). Nei prossimi giorni verranno eseguite contro-analisi sui campioni di latte e prodotti caseari sequestrati per la conferma dell’eventuale presenza di diossina. Ma l’inchiesta non si ferma qui. Altri due filoni investigativi sono al vaglio della Procura: il primo riguarda il ruolo svolto dai servizi veterinari ed epidemiologici delle Asl (cui spetta l’attività di controllo) ed eventuali condotte omissive; l’altro (e questo spiega l’interesse della Dda nell’indagine) è relativo all’ipotesi che alcune di tali attività possano essere riconducibili a esponenti della criminalità organizzata o a loro prestanome. I primi segnali di allerta si erano già registrati nei giorni scorsi, dopo alcune segnalazioni relative a partite di mozzarella «non a norma» provenienti da alcuni caseifici dell’Aversano. Il passaggio successivo è stato il sequestro di alcuni punti vendita e di vari allevamenti in tutta la provincia di Caserta. Insomma, nell’arco di due settimane - su disposizione delle Asl di zona - sono stati chiusi 66 allevamenti dove veniva prodotta mozzarella di bufala utilizzando latte alla diossina. Un dato che le autorità sanitarie regionali stanno tuttora analizzando anche alla luce di uno screening svolto nei mesi scorsi: secondo lo studio, da ottobre 2007 a febbraio 2008 i casi di positività alla diossina accertati sono risultati appena 16 su 117 campioni esaminati. Ma è l’andamento delle ultime verifiche a preoccupare gli esperti: su settanta analisi a campione eseguite negli ultimi sette-dieci giorni nelle due Asl della provincia di Caserta, 30 sarebbero risultate fuori norma. Sarebbe emersa cioè una percentuale di diossina superiore «al parametro 6», limite massimo consentito per legge. Il valore tra 6,7 e 6,9 (sommando diossine e diossinosimili) - avverte l’Istituto zooprofilattico - rappresenta in ogni caso un dato di attenzione, ma non un allarme. Saranno ora le contro-analisi eseguite nei centri specializzati di Teramo, Brescia e Roma a confermare l’eventuale rischio salute derivante da una possibile concentrazione di diossina in livelli superiori a quelli previsti dalla legge. Secondo Legambiente «l’operazione dei carabinieri è certamente il modo migliore per garantire non solo i consumatori ma gli stessi allevatori e produttori di mozzarella che si sentono oggi penalizzati dal provvedimento». «Il rigore dei controlli è una garanzia per tutelare la salute dei cittadini e salvaguardare uno dei prodotti simbolo del made in Italy», ribadisce Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera.

LORENZO CALO - Il Mattino del 20.03.2008 - www.ilmattino.it

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