Premier: piena fiducia nei politici
Coordinatore Fi: presto verrà fuori la verità
2.10.08 Napoli - «Lasciamo che le cose si chiariscano. Ho avuto personale assicurazione dai diretti interessati che si tratta di operazioni legate alla politica e non alla realtà». E ancora: «Sono al corrente di quanto accaduto e di che cosa, quindi, possa fare certa magistratura. E io, cosa sono capaci di fare certi giudici, se permettete, lo so bene». Per «diretti interessati» Silvio Berlusconi intende il parlamentare Luigi Cesaro e il sottosegretario Nicola Cosentino tirati in ballo dalle dichiarazioni, rese ai pm dell’Antimafia di Napoli, del pentito Gaetano Vassallo. Parole, quelle del premier, che sottolineano la sua fiducia incondizionata nei confronti dei vertici campani del suo partito. Non va oltre il Cavaliere, per non alimentare nuovi scontri con i magistrati, ma che nulla sia mutato nei rapporti con i suoi colonnelli campani si denota anche da un altro particolare: Cosentino e Cesaro raggiungono Berlusconi in Prefettura poco dopo mezzogiorno e vanno via solo tre ore e mezzo dopo. In mezzo diversi scambi di battute sulla situazione dei rifiuti e un breve passaggio anche sugli arresti del giorno prima e nella cui ordinanza cautelare si riporta il vecchio verbale di un pentito che accusa Cosentino di essere un tramite del clan dei Casalesi. «Io continuo a nutrire sempre una grande fiducia nei confronti dei magistrati ma in questo caso, a partire da certa stampa, si tende a strumentalizzare sempre la stessa vicenda su cui non ci sono riscontri e per cui io non ho mai, dico mai, ricevuto avvisi di garanzia» spiega tutto d’un fiato il sottosegretario all’Economia mentre a piedi taglia piazza del Plebiscito per raggiungere la sala stampa dove il premier da lì a poco terrà la conferenza e dove gli è stato riservato un posto in prima fila. Cosentino si dice «stanco di queste accuse» e ripete ancora una volta che «tutto si chiarirà anche se per ora continuo ad essere vittima di una campagna denigratoria e infamante». Poi parte al contrattacco: «Qualora fosse dimostrato uno solo dei reati a cui fanno accenno le dichiarazioni di un signore che non ho mai visto, né conosciuto, non solo mi dimetto ma lascio per sempre la politica. Perché - ribadisce - io la camorra l’ho sempre combattuta, al contrario di quanto vanno dicendo questi signori. E lo dimostra il fatto che io non sono diventato presidente della Provincia di Caserta. Andatevi a prendere i flussi dei voti e vedrete - continua - che io proprio nelle roccaforti dei Casalesi ho preso pochi consensi e meno del mio avversario di centrosinistra». Poi conclude: «Questo dato, verificabile, dimostra che io con certa gente non ho mai avuto a che fare e, soprattutto, da loro non ho mai ricevuto alcun appoggio». Eppure la difesa di Cosentino e Cesaro da parte del premier, a stretto giro, scatena la reazione infuocata di Marco Minniti che, in sostanza, accusa il Cavaliere di doppiopesismo. «Vorrei ricordare una cosa al premier: i magistrati che hanno raccolto le dichiarazioni di alcuni collaboratori su esponenti di primo piano del suo partito in Campania sono - accusa il ministro-ombra dell’Interno - gli stessi che hanno coordinato con straordinaria professionalità le indagini che hanno portato agli arresti di camorra nel Casertano».
(Adolfo Pappalardo, www.ilmattino.it)
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