Torna in carcere Giacomo D'Aiello
Deve scontare un periodo residuo di sei mesi

7.8.08 Quando gli agenti del commissariato di Aversa, agli ordini del dirigente Antonio Sferragatta, si sono recati presso la sua abitazione di Lusciano non ha opposto resistenza. Li ha seguiti, quasi come se si aspettasse la loro visita. Giacomo d'Aniello, 48 anni, pluripregiudicato per reati che vanno dal concorso in duplice omicidio all'associazione per delinquere di stampo camorristico alla detenzione di armi, all'estorsione e alle false polizze di assicurazioni, è finito in carcere dovendo espiare un residuo di pena di sei mesi proprio per ricettazione di polizze di assicurazioni auto. Ma, al di là della causa dell'arresto, Giacomo d'Aniello, attualmente sorvegliato speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a Lusciano, è considerato uno degli elementi di primo piano del clan camorristico dei casalesi nella zona che comprende l'area industriale di Aversa Nord, Lusciano, Trentola Ducenta, San Marcellino e la stessa Aversa. Tra le numerose accuse che figurano nei suoi precedenti quella di aver fatto parte del gruppo di fuoco che avrebbe preso parte al duplice omicidio di Giovanni Ciccarelli e Mario Tappino, avvenuto nel 1996 a Teverola, nello stabilimento «Italburro», da allora confiscato dalla magistratura. Dalle indagini che ne seguirono furono arrestati ben trentuno esponenti di spicco della camorra dell'agro aversano tra cui lo stesso Francesco Bidognetti, alias «Cicciotto 'e mezzanotte» e Francesco Biondino, due calibri da novanta dell'organizzazione camorristica, oltre a Paolo Cecere, titolare dello stabilimento Italburro. Le due vittime, ritenute appartenenti al clan «Quadrano-Picca», sarebbero state colpite nell'ambito di una faida coi casalesi per il dominio delle attività illecite nella zona di Teverola e dintorni. I corpi furono, successivamente, fatti sparire calandoli in un pozzo tra Giugliano e Trentola Ducenta. Il loro ritrovamento fu reso possibile solo grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti. Il 20 settembre scorso, sempre gli agenti aversani, nell'ambito della stessa vicenda, era stato arrestato il latitante Paolo Cecere, 45 anni, condannato a 20 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso e coinvolgimento in duplice omicidio, sull'Appia, tra Teverola a Santa Maria Capua Vetere: nascosto a bordo di un camion frigorifero che trasportava burro, diretto al Nord Italia, con se aveva documenti falsificati. (Nicola Rosselli, Il Mattino, www.ilmattino.it)


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