Sen. Bardi, interrogazione frequenze TV
Pesanti accuse di collusioni in Campania

30.7.08 Il testo integrale dell'interrogazione dell'esponente dell'Italia dei Valori, Francesco Pardi, che chiede di fare un chiarimento sulla distribuzione delle frequeze televisive in Campania. Ma anche un durissimo attacco a Pasquale Piccirillo, proprietario di Buongiorno Campania, Teleluna e altre testate in tutta la Campania, ritenuto vicino al Clan dei Casalesi, a quanto dice il senatore eletto in Toscana, secondo un'indagine della Guardia di Finanza e Giuseppe Giordano, editore della rete regionale Italiamia e della neonata Casertamia, vicino al clan Iovine. Ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell' Interno. Premesso che: sul monte Faito, situato nella regione Campania, insiste un’altissima concentrazione di ripetitori di frequenze, di proprietà di reti televisive, radiofoniche e per la telefonia, con rilevanza di carattere nazionale e locale. Le frequenze da qui irradiate sono considerate di grande pregio, in virtù della collocazione geografica favorevole garantita dall’altezza del monte; il sistema di gestione frequenze radio-televisive della regione Campania si trova in una condizione di aleatorietà per non aver mai istituito un catasto delle frequenze, che risultano censite unicamente nel 1990, in forza della legge 6 agosto 1990, n. 233 (cosiddetta Mammì), senza più provvedere ad aggiornamenti nonostante lo sviluppo del sistema nazionale di telecomunicazioni. Secondo un’inchiesta pubblicata dal periodico “Left” del 6 giugno 2008, lo stato di incertezza sarebbe tale, da aver dato luogo ad una serie di indagini da parte della magistratura; il pubblico ministero dottoressa Maria Rosaria Miniatolo avrebbe ritenuto necessario aprire un’indagine sul canale Uhf 22 irradiato dal monte, poiché considerato di carattere nazionale, ma di fatto sfruttato da un’emittente locale, denominata “Tele Akery”. Nonostante tale contingenza comportasse la confisca del canale e dell’impianto di trasmissione, l’ispettorato territoriale campano dell’ allora Ministero delle telecomunicazioni avrebbe deciso di attuare per l’emittenza solamente una contestazione in sede amministrativa, circostanza che avrebbe concesso a Tele Akery di ricorrere al TAR, ottenendo così il dissequestro dell’impianto e la possibilità di trasmettere fino alla soluzione della controversia; anche i canali 67 e 36 sarebbero stati oggetto di indagine: si contesta che le frequenze non fossero realmente utilizzate dal concessionario figurante, “Telecolore”, al momento della vendita, contravvenendo alla disposizione che prevede la perdita della titolarità dell’emittenza in caso di mancato utilizzo per un periodo superiore a 6 mesi. Tale circostanza sarebbe aggravata da una nota ministeriale, che confermerebbe di non aver mai riscontrato il logo di Telecolore sulla frequenza in oggetto; ancor più oscura e controversa la vicenda del gruppo "Tele A", che utilizzerebbe il canale 21 (che comprende Tele A+ e il satellitare Tele A sat): prima nella graduatoria del Comitato regionale radiotelevisivo (Corerat) campano per l’assegnazione dei contributi governativi all’emittenza pubblica locale, oggi risulta al centro di indagini perché “né censita né concessa”. Ed infine il canale 68, di “Napoli Camaldoli”, risulterebbe “utilizzato contemporaneamente da Tele A e La7”; il ginepraio di frequenze irradiate dal monte Faito ha necessitato anche l’intervento dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, intenta a verificare la titolarità delle emittenti “Italia Mia 1 e 2” a ricevere contributi pubblici, poiché risulterebbe la vendita, avvenuta nel 2005, delle frequenze loro assegnate; l’inchiesta del periodico “Left” indica la proprietà di queste emittenze in capo a Giuseppe Giordano, già oggetto di indagine da parte della Guardia di Finanza per i suoi rapporti con Mediatel, società specializzata in videopoker, i cui titolari, Francesco e Renato Grasso, sono oggi sottoposti a regime carcerario per connivenze camorriste con il clan Iovine; da ultimo, risulterebbe l’emittente “Teleluna” ad essere oggetto di indagine per l’acquisto di frequenze da società sprovviste di concessione, il cui proprietario, Pasquale Piccirillo, risulterebbe alla Guardia di Finanza legato al clan dei Casalesi; tale è la carenza di vigilanza sulle frequenze che, già a partire dall’indagine denominata “Onde Libere”, vennero alla luce i legami tra criminalità organizzata ed emittenza privata, quando, con la lettura dei numeri del lotto, si passavano importanti informazioni sulla gestione dei traffici illeciti ai boss detenuti nei penitenziari. Inoltre, l’ex Ministro dell'interno Giuliano Amato aveva inteso sottolineare il grave collasso cui è sottoposta la supremazia del diritto, tanto che è invalsa la diffusione attraverso il genere musicale neomelodico, massicciamente diffuso dalle emittenti locali private di cui ampiamente riferito, di messaggi sconcertanti. Si tratta di un vero e proprio strumento di educazione per le nuove generazioni al culto dei boss camorristi e dell’illegalità, laddove, nelle parole dell’ex Ministro, si intende “fare del camorrista un eroe, del carcerato una figura positiva, e chi li denuncia un infame”. Ad avallare quanto espresso, non è raro incorrere in testi ideati da boss noti come Luigi Giuliano; tali canzoni, i cui contenuti sono da considerarsi palese istigazione a delinquere, troverebbero spazio continuamente nei palinsesti di emittenti locali quali Tele Akery, Tele Vomero, Campania Tv, TeleA, Papele Tv, Tele Regione e Tele Luna; considerato, inoltre, che Corerat opera in prorogatio, non avendo ottemperato alla legge 31 luglio 1997, n. 249, che prevedeva all’art. 1, comma 13, la costituzione del Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom), con la deleteria conseguenza di non essere legittimato ad operare come prima istanza di giudizio nella definizione di controversie tra utenti ed operatori, né di intervenire al fine di ordinare le irregolarità riguardanti le frequenze radiotelevisive, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga di procedere con urgenza, e con quali provvedimenti, al censimento e al catasto delle frequenze nella regione Campania, anche con riguardo alle irregolarità già riscontrate dalla magistratura requirente; quali provvedimenti intenda adottare per porre termine al regime di prorogatio del Corerat campano, al fine di gettare le basi per la costituzione del Corecom, organismo competente a sensi della legislazione vigente; se non intenda manifestare pubblicamente la propria posizione avverso la propaganda culturale di prossimità col sistema camorristico, diffusa attraverso canzoni neomelodiche dalle emittenti di cui nelle premesse e stigmatizzare l’intollerabile istigazione a delinquere propugnata dal modello comportamentale celebrato dai cantanti neomelodici. (Alessandro Dorelli, Interno18, www.interno18.it)


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