L’azienda Italia senza produzione.
L'isteria di performance di Scuola e Sanità

  • 13/01/2018 08:18:09
  • SCUOLA

Il mondo cambia… parole come azienda, autonomia aziendale, globalizzazione, libero mercato, vendita online, social network, competizione, mission, stabilizzazione, precarizzazione, stage, master sono entrate prepotentemente nel linguaggio comune nel ventiduesimo secolo.

Le parole hanno un peso, le parole hanno un significato e, dopo averle pronunciate, ci si aspetta anche che si concretizzino a vantaggio di tutti, ma… non è così … quasi mai. Anzi molte di esse, sono nate e “abusate“ per annullare le inefficienze del nostro tempo.

Tutti i settori sono coinvolti in questo cambiamento lessicale che porta con sé tagli, ridimensionamenti, false ottimizzazioni e tutti quei paroloni che, alla fine nascondono un’espressione del nostro Sud mai dimenticata: arrangiatevi, ma producete!

Le libere professioni e il commercio, la grande ristorazione e la trattoria, i “defunti” negozi di quartiere e i centri commerciali, le industrie di ogni tipo e gli artigiani (ormai in estinzione) sono tutti coinvolti in questa “isteria” di “performance” ... e si stanno adeguando, ma alcuni settori nevralgici per la nostra vita non possono farlo senza snaturare il compito per cui sono nati, la Scuola e la Sanità.

La Scuola, obbligatoria per dieci anni, dovrebbe avere il compito di “istruire” far muovere i primi passi nella scrittura, nella conoscenza della storia, della geografia, formare i “cittadini del futuro”, sviluppare potenzialità inespresse, dare indicazione per il percorso successivo, propedeutico al lavoro, dare forma e sostanza alla CULTURA. E invece è diventata “azienda”, deve comportarsi come tale e DEVE cambiare. A nulla valgono le esperienze sul campo degli insegnanti, anzi, vengono “mortificate” favorendo e appoggiando la ricerca del “nuovo” a tutti i costi e del “diverso” approccio didattico con ritmi, tempi e discipline ,tante discipline, che si susseguono vorticosamente durante la giornata scolastica, l’uso di “laboratori” che tolgono ore all’ indispensabile alfabetizzazione. Tutto all’insegna dell’accaparramento di alunni che ormai sono sempre più rari, considerando il calo delle nascite conseguenti alle incertezze che questa società “Aziendale“, ha diffuso tra noi. Ciliegina sulla torta in questo periodo dell’anno scolastico le iniziative “illuminate” della dirigenza che continua a “mungere” tempo prezioso agli insegnanti e agli alunni per organizzare eventi utili ad invogliare le famiglie ad iscrivere i propri figli, magari con “contributi volontari” in nome dell’”autonomia scolastica”.

La Sanità pubblica, ex pilastro della salute, della corretta informazione, prevenzione e cura delle persone, dopo trentatré anni di mancati concorsi pubblici, con l’emorragia degli ex dipendenti “storici” (che “sono stati fortunati” ad essere arrivati alla pensione) oramai è allo stremo e prossima ad essere “donata” agli imprenditori assicurativi privati! E’ diventata anch’essa Azienda, ne segue il linguaggio e le dinamiche, deve “produrre” tanto e al minor costo. Da qui la “delocalizzazione” dei servizi, “l’ottimizzazione” del personale esterno “l’esternalizzazione” selvaggia al ribasso, vergognosa nelle gare di appalto; e ancora la precaria e scarsa professionalità, la mancanza di farmaci, il cibo scadente e la riduzione dei posti letto; tutto o quasi tutto quello che c’è di positivo è da addebitare alla “coscienza” di operatori, medici e non, che ancora oggi sentono di ricoprire il ruolo di ”portatori” di sollievo e di cure per l’umanità non “operai” di una catena “industriale.

Ma quale “prodotto” si vuole dalla scuola e dalla sanità?

Entrambe hanno sì una “missione”, ma non è certo quella di un’azienda. Le aziende producono ricchezza materiale, danaro; la scuola e la sanità coltivano e curano vite, sono “colonne” portanti di civiltà e cultura, centri di formazione, prevenzione, sollievo e RISPETTO dell’uomo; continuando a considerarle aziende, a lungo andare, finiranno per produrre il “nulla”.

(Gennaro caparco)

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