"Borg McEnroe", due leggende del tennis
a confronto nell'imperdibile film di Janus Metz

  • 13/11/2017 13:48:43
  • CALEIDOSCOPIO

La rivalità tra due mostri sacri del tennis raccontata in “Borg McEnroe” di Janus Metz, un film che sarà ricordato a lungo dagli amanti di questo sport e non solo. In 100 minuti il regista ripercorre la storica estate del 1980, quando il numero uno al mondo, lo svedese Bjorn Borg, arriva a Wimbledon consapevole di dover conquistare il quinto titolo consecutivo sull’erba più famosa del mondo: ad insidiarlo c’è il giovane John McEnroe, statunitense dalle origini irlandesi e dalla testa calda, che seppur con un carattere e uno stile di gioco totalmente diversi, è destinato a raccogliere la sua eredità di giocatore più forte al mondo.

La sfida tra lo svedese di ghiaccio, metodico fino all'ossessione, e il “superbrat” (supermonello) che sbraitava contro giudici di sedia e spettatori, racchiude il senso di uno sport che, pur essendo cambiato molto da quegli anni ad oggi, ha mantenuto intatte alcune sue fondamentali caratteristiche.

Le racchette che impugnavano lo svedese e l’americano oggi non vengono usate neanche nei circoli meno conosciuti del mondo, e all’epoca (principalmente dopo l’esplosione di Mc Enroe) i tennisti avevano più uno stile da rockstar che da atleti (seguiva questo modello anche Vitas Gerulaitis, interpretato da Robert Emms).
Rappresentava un’eccezione rispetto a tutto questo, anticipando quella che sarebbe stata l’evoluzione di questo sport, Bjorn Borg, che nel film è interpretato da uno straordinario Sverrir Gudnason (l’attore lo ricorda in maniera impressionante sia per aspetto fisico che per gestualità). Borg da piccolo era fin troppo nervoso in campo, ma dopo aver incontrato l’ex tennista Lennart Bergelin riuscì a mettere in campo tutto il suo sconfinato talento raggiungendo in campo una sorta di atarassia, ovvero la totale mancanza di emozioni: ogni ansia, ogni paura, ogni gioia veniva trasformata in un colpo vincente, in una fucilata da fondo campo, e Borg utilizzando questo metodo "scientifico" dal momento dell'esordio in Coppa Davis a soli 15 anni riuscì in pochissimo tempo a conquistare il mondo.
Dall’altra parte del nastro John McEnroe, il re del “serve and volley” che scendeva a rete appena possibile per trafiggere il malcapitato avversario. Nervoso e stravagante, John Mc Enroe riusciva a trovare la concentrazione proprio grazie al suo atteggiamento spocchioso e alle sue scenate per nulla idonee al campo centrale di Wimbledon: il campione americano, interpretato da un altrettanto bravo Shia Laboeuf, ebbe altre rivalità storiche (su tutte quelle con Jimmy Connors e Ivan Lendl), ma quella con Borg fu la più importante, perché insegnò tanto ad entrambi.

Il merito più grande del film (qui il trailer), che avendo produzione svedese e regista danese privilegia, senza adularlo, il punto di vista di Borg, è però quello di entrare nella psicologia dei giocatori.
Nel tennis il talento non basta, ci vuole la testa: “è tutto qui dentro” dirà più volte il coach a Bjorn. E non può che essere così dal momento che ognuno di questi atleti, ora come allora, non può affidarsi ad un compagno di squadra o a un colpo di fortuna ma dipende solo ed esclusivamente da se stesso.
Il viaggio nell’animo dei due campioni è favorito da una narrazione che di tanto in tanto scava nel passato dei due, facendo comprendere allo spettatore le radici delle loro ansie e paure: il più delicato sotto il profilo mentale è lo svedese, che, osannato dal mondo intero e in particolare dal pubblico britannico, inizia a subire la pressione dovuta ai media, alle proprie ambizioni, a questioni personali e a un avversario fenomenale e sfrontato che non vede l'ora di spodestare il re.

Tutta la poesia racchiusa in questa rivalità è contenuta nella leggendaria finale londinese del 1980, raccontata fedelmente, “un punto alla volta”, da Janus Metz e dallo sceneggiatore Ronnie Sandahl. E per chi non sapesse (o non ricordasse) come finì quell'incredibile partita, il consiglio è quello di (ri)scoprire il risultato direttamente al cinema, dove il film è in proiezione dal 9 novembre.

(Manuel Zeno)

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