La scrittura a mano sparirà,
lo dice anche l'università di Cambridge

  • 11/09/2017 15.26.20
  • CALEIDOSCOPIO

Una bic, un foglio protocollo e il tanto temuto compito di italiano da portare a termine: un rito che oggi nelle scuole viene ancora ripetuto, ma che nei prossimi anni potrebbe scomparire definitivamente. Perché? La risposta è semplice: i giovani non sanno più scrivere e i loro elaborati risultano sempre più spesso incomprensibili per i professori che prima di giudicare gli studenti devono interpretare la loro grafia.

Il problema è serio, e nel caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto ecco arrivare la conferma: persino la storica università britannica di Cambridge, non certo tra le più propense all’innovazione, sta pensando di ridurre considerevolmente il numero di esami scritti in modo da favorire gli iscritti, che trovano più semplice usare tablet e laptop, e soprattutto i docenti, oramai al limite dell’esasperazione.

Come riporta il Daily Telegraph, l’ateneo fondato nel lontano 1209 e nel quale si sono formati studenti poi diventati celebri nel mondo (90 premi Nobel e innumerevoli esponenti politici) ha lanciato online una consultazione, chiedendo agli studenti se il fatto di aumentare gli esami da effettuare al pc potrebbe avere un impatto positivo sul loro benessere. Non ci sono ancora i risultati, ma non è difficile immaginare quale risposta daranno i giovani.

L’innegabile declino della cara vecchia scrittura a mano non può essere imputato ai docenti, ma è legato alla mancanza di pratica dei ragazzi, molto più abituati oggi a tenere in mano smartphone, pc e dispositivi tecnologici simili che una semplice penna a sfera. Come conseguenza spesso i professori trovano nei compiti degli alunni espressioni “social” come emoticon, sorrisi formati da due punti e parentesi ed altri simboli simili.

Gran parte dei docenti, universitari e non, considera il fatto che i ragazzi non sappiano più scrivere bene a mano come un fatto negativo innanzitutto perché questo tipo di scrittura permette di memorizzare ed apprendere i contenuti molto più di quella al pc. Allo stesso tempo però c’è un’altra categoria di professori che accoglierebbe l’eventuale novità con favore, considerandola inevitabile e naturale, e addirittura permette già da qualche tempo ai ragazzi di utilizzare i dispositivi tecnologici come strumento di studio.

Fonte: Corriere della Sera

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