Terrorismo, arrestato membro
del Fronte islamico di salvezza

  • 18/05/2017 16.59.19
  • ATTUALITA

E’ stato arrestato ad Aversa dai carabinieri del Ros Kamal Guendoz, l’algerino 53enne condannato in via definitiva a 5 anni di reclusione per associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale. Il provvedimento è scaturito dagli esiti di un’indagine diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dal Reparto Anticrimine di Napoli a partire dai giorni immediatamente successivi agli attentati dell’11 settembre 2001, quindi oltre quindici anni fa.

All’epoca gli accertamenti riguardarono l’esistenza di una rete logistica che forniva supporto ed armi al Fronte Islamico di Salvezza (F.I.S.) algerino, organizzazione attiva in Italia tra le province di Napoli, Caserta, Vicenza e Milano. La rete logistica prendeva il nome dal leader Djamel Lounici, un cittadino algerino che nel 1994, presso il Centro Islamico di Milano di Viale Jenner, si sposò con la figlia di uno degli elementi di spicco del F.I.S.
Guendoz è ritenuto uno dei componenti dell’organizzazione e per questo motivo è stato condotto in carcere.

Come hanno dimostrato le indagini del Ros, la rete Lounici era attiva nel traffico di armi di provenienza illecita da utilizzare per gli attentati terroristici di dei gruppi armati del F.I.S. e del G.I.A. (Gruppo Islamico Armato) in Europa e in Algeria.
La rete si occupava inoltre di procurare documenti falsi agli integralisti che avevano intenzione di lasciare il territorio algerino oppure agli extracomunitari che, pur trovandosi già in Europa, ne facevano espressa richiesta.
Gli introiti derivanti dalle attività illecite servivano a finanziare la struttura eversiva e sostenere le attività lecite ed illecite del F.I.S. in Algeria ed in Europa.

Complessivamente l’indagine aveva permesso di documentare:
-l’operatività e le progettualità terroristiche degli indagati, nonostante le attività repressive compiute nei loro confronti;
- l’esistenza di altri soggetti presenti in Campania e altre regioni d’Italia organici alla medesima struttura eversiva, attiva sul territorio nazionale;
- la riconducibilità degli indagati al G.S.P.C. algerino (Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento);
- la disponibilità a sostenere logisticamente e operativamente i gruppi armati operanti in Algeria e prendere parte attiva alle azioni in quel Paese;
- la ricerca di armi e il procacciamento sistematico di documentazione falsificata a beneficio degli aderenti, nonché di coloro che ne fanno richiesta, a scopo di autofinanziamento;
- lo svolgimento di intensa attività di proselitismo, finalizzata a stimolare la comunità islamica ad aderire ai vari conflitti armati nel segno della jihad;
- l’immigrazione illegale in territorio italiano di militanti islamisti, deputati a mantenere i collegamenti con omologhi gruppi operanti in madrepatria ed in altri Stati europei.

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