07.01.11 “Hallo Kitty” è una rivista per ragazzine adolescenti, per non dire bamine. Esce in edicola dal 2008, con servizi, consigli e curiosità sulla moda, le celebrità, la musica, lo shopping, la bellezza. Insegna alle bambine i primi rudimenti del make-up, come truccarsi (naturalmente con una linea di prodotti Hallo Kitty), ed offre loro anche consigli per i primi palpiti del cuore per i compagni di classe. Con il marchio “Hallo Kitty” vengono prodotti anche accessori e linee di abbigliamento. Insomma una rivista che fa tendenza, di cui le ragazzine si fidano, ed alla quale spesso si ispirano per il loro look e per i loro sogni. Sogni che un milanese di 28 anni ha sfruttato ed infranto fingendosi proprio un fotografo di moda, incaricato di compiere un casting per trovare giovanissime modelle per una linea di costumi da bagno firmata “Hallo Kitty”. Il tutto tramite Facebook.
In realtà si trattava di un volgare espediente per procurarsi materiali pedo-pornografico. Il sedicente fotografo milanese aveva infatti convinto, tramite internet, decine di ragazzine a farsi riprendere con la propria webcam nude ed in pose erotiche. Il gioco del falso fotografo di “Hallo Kitty” è andato avanti per mesi, finchè la madre di una delle tante ragazzine raggirate in Emilia Romagna non ha scoperto il suo volgare bluff, e si è rivolta alla Polizia. In poco tempo gli investigatori della stessa Polizia Postale dell’Emilia Romagna sono risaliti all’autore della laida truffa, lo hanno denunciato ed arrestato.
L’uomo si trova tuttora in carcere, per rispondere dell’accusa di produzione e detenzione di materiale pedo-pornografico, che la Polizia Postale ha sequestrato in grande quantità nella sua abitazione milanese.
Fa semmai pensare non tanto la credulità di tante ragazzine, quanto piuttosto la “normalità” con cui ritenevano che la richiesta di mostrarsi nude sul web, e di assumere pure, alla loro giovanissima età, pose decisamente spinte, potesse aprire loro una carriera nel mondo della moda. C’è decisamente molto da riflettere sia per i genitori, sia per chi opera nei mass media.
La scoperta del falso fotografo di Hallo Kitty, è solo una delle tante operazioni messe a segno dalla Polizia Postale dell’Emilia Romagna nell’anno che si è appena concluso. Un anno, il 2010, in cui la lotta contro la pedofilia on line ha portato all’arresto di tre persone, alla denuncia di altre dieci, tramite 39 perquisizioni. Sono stati monitorati ben 332 siti “sospetti”, di cui 147 entrati nella cosiddetta “black list”.
Ma è sul piano delle truffe e della diffamazione tramite internet che nel 2010 si è registrato il maggior incremento di reati scoperti e perseguiti dalla polizia postale emiliana: 127 casi di diffamazione e violazione della privacy (+ 100% rispetto all’anno prima), 2 arresti per truffe on line (+200% rispetto al 2009). Sono diminuite invece le rapine agli sportelli Postamat (quattro contro i nove dell’anno prima).
Fra le diffamazioni tramite internet più curiose figura anche la vicenda di un sito internet (mostratuamoglie.it) che invitava i mariti traditi o abbandonati a vendicarsi diffondendo foto o filmati compromettenti delle loro (ex) consorti o compagne.
Erano così finite alla gogna di internet oltre 90 donna (il filmato hard di ciascuna di loro poteva essere scaricato da chiunque per 60 euro). Il lucroso “giro” di video amatoriali per voyeurs è stato stroncato quando la cognata di una donna modenese ha avvisato quest’ultima di aver visto suoi filmati “privati” su internet. Da qui la denuncia ed il successivo oscuramento del sito particolare.
Viene segnalato in forte aumento il phising, la diffusione a pioggia di email truffaldine. Nel 2010 sessantasette denunce (+18%) e tre perquisizioni. Negli ultimi tempi la stessa Polizia Postale invita a fare molte attenzione a fittizie offerte di lavoro on line, per le quali si richiede come unico requisito di possedere un conto corrente. I malviventi se ne serviranno poi per far girare denaro “spillato” (danaro sporco ripulito tramite il passaggio per il conto corrente di altre persone, cui viene lasciata una piccola percentuale. Può sembrare un guadagna facile – in fondo si tratta solo di versare e prelevare quattrini dal proprio conto – ma così si rischia una pena per riciclaggio da 4 a 12 anni.
Un’altra truffa tipica di questa era elettronica è quella legata alla clonazione delle carte di credito. Nel 2010 per questo reato sono state denunciate in Emilia Romagna 112 persone (contro le 91 dell’anno precedente), Particolarmente pericolosa si è rivelata una banda di 13 ivoriani che agiva prevalentemente a Bologna. Si serviva della complicità di un portiere d’albergo che forniva i dati delle carte di credito dei clienti. In questo modo il clan degli ivoriani avrebbe prelevato dagli stessi ignari clienti somme vicine ai due milioni di euro complessivi.