Omicidio Bidognetti, c'era un piano
7 killer per il padre del pentito

Un’azione pianificata da tempo e studiata nei minimi dettagli. L’omicidio di Umberto Bidognetti - il padre del pentito Domenico, cugino del boss Francesco Bidognetti - ha visto impegnati almeno sette persone. Uomini spietati. Feroci al punto da scaricare su un indifeso anziano (la vittima aveva 69 anni ed era disarmata) i caricatori di ben tre pistole, di calibro diverso. Indagano i carabinieri del nucleo operativo del comando provinciale di Caserta, diretto dal colonnello Carmelo Burgio. A coordinare l’inchiesta - che ovviamente è in salita, considerata l’assenza di testimoni chiave e l’inevitabile cappa di omertà che incombe nelle terre in cui è attivo il clan dei Casalesi - sono i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Raffaello Falcone e Marco Del Gaudio. Oltre ai familiari della vittima, i carabinieri hanno interrogato numerose ed effettuato decine di perquisizioni in abitazioni di pregiudicati della zona. Sette persone in azione all’alba. Tre avrebbero sparato, gli altri avrebbero avuto un ruolo comunque determinante nella realizzazione del delitto, facendo anche da vedette e sentinelle per evitare che un’improvvisa presenza nell’area di contrada Bortolotto da parte di pattuglie delle forze dell’ordine potesse mandare a monte il piano. Chiara la causale dell’omicidio: si è trattato di una vendetta trasversale per colpire il figlio della vittima, ma anche per lanciare un monito agli altri affiliati alla cosca casalese nel caso avessero in mente di collaborare con la giustizia. Emerge anche un altro particolare, che avrebbe reso agli investigatori una stretta parente di Umberto Bidognetti: venerdì mattina, con il nonno, doveva esserci anche il figlio del pentito Mimì, un diciassettenne. Non c’era solo perché si è alzato tardi. Pertanto non è difficile immaginare che a cadere sotto i colpi dei killer sarebbe stato anche lui. Intanto ieri mattina sono state scoperte le auto sulle quali avrebbero viaggiato i sicari: una Mitsubishi Pajero, risulata rubata nel basso Lazio ed una Fiat Panda, rubata a Carinola. Le due automobili sono state trovate distrutte dalle fiamme dai vigili del fuoco, chiamati da alcuni contadini, in una strada di campagna, a poca distanza dalla provinciale Castelvolturno-Capua. Domenico Bidognetti ha deciso di abbandonare il clan dei Casalesi e si è dissociato dalla camorra. Con le sue dichiarazioni ha contribuito ad assestare colpi molto importanti, confluiti in indagini che hanno portato a numerosi arresti e al sequestro di attività economiche riconducibili agli stessi casalesi per milioni di euro. Il suo ripudio della criminalità organizzata si è materializzato anche in una lettera scritta qualche mese fa agli studenti di Casal di Principe. Una missiva dai toni e dal contenuto decisamente forte, nella quale definiva i camorristi dei «buffoni».

Giuseppe Grimaldi - Il Mattino del 04/05/2008 - www.ilmattino.it

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