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Casalesi, arrestato Vincenzo Alfiero
Torna in carcere all'età di 76 anni
29.07.10 Casal di Principe - All'età di 76 anni torna in carcere Vincenzo Alfiero, detto 'o capritto, padre di Nicola e Massimo. L'ordinanza è stata emessa dalla Dda a firma del Pm Giovanni Conso ed è stata eseguita alle prime luci dell'alba dal distaccamento della Sqaudra mobile di Caserta a Casal di Principe. 'O Capritto', così è chiamato Alfiero, è stato inchiodato dai collaboratori di giustizia che hanno descritto l'uomo come l'ultimo reggente dei Bidognettiani.
Vincenzo Alfiero, nato a Casal di Principe l’11 gennaio 1933, ivi residente in via Boccaccio al civico 5, pluripregiudicato, risulta inquadrato nel gruppo delinquenziale Bidognetti. Ha legami con il clan dei Casalesi sin dal lontano 1983 allorquando, già pluripregiudicato, veniva tratto in arresto insieme ad altre 116 persone poiché ritenuto responsabile del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso quale affiliato al gruppo criminale denominato 'NuovaFamiglia', facente capo ad Antonio Bardellino. E' stato poi processato e condannato per il reato di cui all'art. 416 bis c.p., per la sua appartenenza al clan dei casalesi con contestazione di condotta fino all'anno 1996 come emerge dalla lettura della sentenza 'Spartacus' emessa dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere. Nonostante ciò Vincenzo Alfiero ha proseguito nell'affiliazione al clan dei casalesi gestendo direttamente la cassa, ed occupandosi degli stipendi alle famiglie degli affiliati.
Infatti, le numerose e convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che si sono succeduti nel tempo hanno permesso di ben disegnarne la figura a tal punto da dipingerlo quale soggetto che negli anni ha sempre intrattenuto ottimi rapporti – criminali e personali – con i maggiori esponenti camorristici del posto.
In particolare dalle dichiarazioni dei collaboratori emergeva che Vincenzo Alfiero si è sempre occupato del settore movimento terra per conto del clan dei casalesi e che le sue imprese in questo settore operavano per conto del gruppo Bidognetti. Inoltre costruiva case e bunker per conto del clan, risolveva tutti i problemi che gli imprenditori avevano; oltre ad occuparsi delle estorsioni ai cantieri gestiva direttamente con proprie imprese o mediante subappalti da imprese da lui conosciuti appalti anche pubblici.
In particolare Vincenzo Alfiero aveva influenza nei comuni di Sessa Aurunca, Baia Domitia, Cancello Arnone sempre in relazione degli appalti di opere pubbliche. Ha sempre fatto in modo da porsi in maniera equidistante tra le diverse fazioni, fungendo talvolta da ambasciatore, altre da individuo addetto direttamente alla raccolta od all’imposizione delle estorsioni, riuscendo nel tempo, con un fare degno di un politico di alto rango, a non inimicarsi mai questa o quell’area camorristica locale, pur restando sempre maggiormente vicino al gruppo Bidognetti.
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